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Non esiste un post-referendum

E’ imbarazzante, in questo Paese, salire sul carro dei vincitori, perchè quel carro è sempre affollato di personaggi sgradevoli che non meritano di starci. Quindi, restiamo con i piedi per terra: quella del no non è, dal nostro punto di vista, una vittoria, è soltanto il raggiungimento di un obiettivo, quello di far cadere un governo che ha emanato le riforme più liberiste e anti-popolari degli ultimi decenni. Il problema di fondo rimane. Non crediamo che i governi a seguire, di qualsiasi forma o colore essi saranno, riusciranno a sottrarsi alla tendenza politica di questa epoca, ossia la progressiva sovrapposizione degli interessi di chi è al potere con quelli dell’economia e della finanza.

Il completo fallimento della democrazia borghese reale si sta trascinando dietro anche la sua organizzazione formale. I commenti che la borghesia illuminata e gli intellettuali organici al sistema di sfruttamento odierno hanno fatto del risultato di questo referendum, sono stati di malcelato rancore e di neanche tanto sottile disprezzo verso gli elettori che hanno votato il no. Costoro si ostinano a non voler recepire il messaggio espresso da questo voto: la loro delegittimazione da parte di una classe in progressivo e irreversibile impoverimento, quando non già povera e disillusa. Il loro attaccamento al potere e la loro miopia analitica ci stanno trascinando verso forme di governo conservative dei privilegi e repressive del dissenso, forme che porteranno ad un ulteriore peggioramento delle condizioni reali di esistenza.

Il cadavere istituzionale dell’unione europea è pervaso al suo interno da germi razzisti e autoritari che sono le scorie più tossiche rilasciate dall’insuccesso delle sue politiche. Sono le vecchie logiche di dominio mai superate, declinate all’era tecnologica e post fattuale. Il razzismo viene usato per non parlare di politica e dei problemi sociali, e per imporre dall’alto misure draconiane ed estemporanee, come se il nocciolo della questione fosse solamente l’immigrazione, e non soprattutto il fatto che la ricchezza si sta ancora e sempre concentrando nelle mani di un’élite ben definita. L’informazione generalista, se da un lato fa finta di preoccuparsi delle derive populiste del vecchio continente, dall’altro propaganda il razzismo con un linguaggio morboso ed intollerante, dando il massimo risalto a episodi sensazionalistici e commenti “di pancia” vomitati dagli ennesimi “utili idioti”. Per esempio, Salvini, squallido personaggio sempre in cerca di attenzioni, (sintomo di una sindrome dell’abbandono per la quale farebbe bene a farsi aiutare), e pronto a prendersela contro chi non si può difendere, come un qualsiasi bullo delle medie.

Siamo circondati da situazioni infuocate sulle quali i nostri governanti stanno gettando benzina. Il cambiamento non verrà certo da loro, ma dal basso, dalla nuova organizzazione di un contro-potere, di un argine contro chiunque voglia esercitare una qualsiasi autorità sulle nostre vite, dell’auto-determinazione della classe per il momento subalterna. Non esiste un dopo-referendum: è esistito un passato, dal quale dobbiamo imparare dagli errori e recuperare esperienze costruttive; esiste un presente problematico da affrontare con le armi della critica e ben consapevoli della nostra condizione; esisterà un futuro ancora da decifrare, dipenderà da noi se sarà un piacere farlo o meno.

Collettivo Antikunst

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