Via Senese Romana 132, 50053 Empoli (FI)  0571 931859 - 339 3721258 / Mondo Ramen 347 5445303

La Fortezza

La cinta di mattoni sarà stata alta più di duecento metri; orizzontalmente il sole e il vento caldo impedivano di vederne la fine, creando rifrazioni ottiche che sfocavano la prospettiva. La Fortezza era l’unico luogo abitato nel raggio di centinaia di chilometri. Era stata costruita parecchi secoli prima, all’inizio della fine, e risentiva delle ingiurie del tempo: in dei punti i mattoni franati creavano cumuli ormai invasi dai roveti, e la parete era puntellata da tronchi di legno ormai invasi dalle termiti che avrebbero, a loro volta, ceduto a breve. Nessuno sa dire di preciso quanti anni potesse avere quella costruzione, da quando uno dei Padri, noto per la sua eccezionale vanità e la paura di invecchiare, aveva fatto distruggere tutti i calendari. Tutto intorno si estendeva una landa deserta, percorsa da spesse nubi di polvere. In qualunque direzione si guardasse non si vedeva che il cielo, un’immensa schermata azzurro pallido tendente al grigio, solcato ogni tanto da qualche rara nuvola. Soltanto verso nord una montagna lontana corrompeva la pianura. Si diceva fosse abitata da creature mutanti cannibali, ma nessuno si era mai avventurato fin laggiù per confutare questa leggenda. D’altronde non è che si viaggiasse molto a quel tempo: io stesso non avevo ancora visitato la Fortezza nella sua interezza, figurarsi partire per l’ignoto dell’orizzonte. Gli Anziani raccontavano che in tempi remoti qualche testa calda era fuggita dalla Fortezza, ma nessuno aveva mai fatto ritorno, e nessuno mai era arrivato da fuori. Ciò serviva da efficace deterrente per scoraggiare qualsiasi ambizione di scoperta. Infatti ormai si poteva tranquillamente uscire dalla Fortezza, non c’era più bisogno di cancelli o guardiani, tanto si sarebbe rientrati per assenza di alternative. Spesso scendevo fuori ai piedi delle mura scrostate per fare due passi, ma si incontrava poca gente, non c’era niente da fare e poi molti abitanti della Fortezza soffrivano di agorafobia e preferivano stare tutto il giorno nelle serre sotterranee a coltivare il cibo.

A me quegli spazi ampi servivano per evocare un ricordo di quando ero poco più di un bambino, quando ancora c’era l’energia per far funzionare le macchine. Un’esperienza con un vecchio aggeggio per la riproduzione virtuale della realtà, modulato sulla funzione “anni novanta”. Un incessante susseguirsi di oggetti inutili, empi di colori pastello, plastici e plastificati. Poteva succedere che nel bel mezzo di una raccolta di canapa si riuscisse a capire l’essenza del pensiero di Nietzsche (chiunque fosse costui), al di là del bene e del male. Ho incontrato un tizio in un locale rumoroso che mi ha confessato: – Non dare retta a chi ti dice che la prossima guerra si farà per il petrolio o l’acqua… Vuoi sapere la verità? La prossima guerra si farà per lo spostamento dei continenti, te lo dico io, tutti vorranno il clima migliore, o perlomeno il più abitabile possibile! – Io non sapevo nemmeno cosa fosse, un continente!

Allora, quelle passeggiate a ridosso del perimetro della Fortezza, nelle quali si intrecciava il ricordo delle mie visioni adolescenziali alla misera sopravvivenza che mi si parava davanti, mi aiutarono a chiarire un po’ di cose: che odiare e comodo e semplice, molto più difficile è spendere le proprie emozioni. L’odio è un riflesso condizionato in una situazione di disagio, che permette di affrontarlo velocemente ma chiude le strade a tutte le possibilità di un suo superamento. Ci isola dal problema e, di conseguenza, da chi lo ha creato, da chi lo subisce e da tutto il contesto in cui è inserito. In pratica, dalla realtà.

Di contrasto, manifestare solidarietà e dolcezza ci espone in prima persona e richiede una presa di responsabilità, un mettersi in gioco. Non ci si può nascondere quando si ama, siamo costretti ad abbandonare la nostra confortevole intimità ed offrirsi senza lesinare. E’ un dispendio di energie positive che porta inevitabilmente al raggiungimento di uno stato di beatitudine, innescando una catena di piaceri che continuerà ad amplificare i suoi effetti fino a quando tutti gli attori chiamati in causa continueranno ad alimentarla. La felicità è contagiosa e si propaga senza bisogno di pubblicità.

Le personalità pervase dall’odio rivestono un’attrattiva soltanto per gli spiriti egoisti, per chi sostiene che la felicità è un fatto individuale, una lotta personale contro tutto quello che li ostacola verso il raggiungimento dei loro propri obiettivi. Costoro non si rendono conto che lo stare bene deriva da un concorso di fattori che si affermano incrociandosi fra loro, creando una situazione che vede nei propri fini i mezzi per il mantenimento di quello stato. Ha bisogno di novità, di un dispendio continuo di creatività e interesse, non prevede la noia e non le serve un profitto. E infine, cosa molto importante, non è per tutti uguale ma concorre al benessere di tutti.

di Remigio Tristoni, rappresentante della sezione poetica “A. Cravan”, Collettivo Antikunst.

la fortezza

Categories: Blog, Short storiesTags: , ,