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Forze Nuove negli ingranaggi del capitalismo

La virile sfilata dei fascisti di Forza Nuova nel centro di Empoli, un mercoledì pomeriggio di agosto, ovviamente scortati (come sempre accade in questi casi) dai loro camerati celerini, non va in alcun modo sottovalutata. In primo luogo per la sua eco mediatica: è stata un’evidente operazione di marketing, una trovata pubblicitaria per far conoscere il loro brand in una città dove possiedono poco appeal, una città una volta considerata comunista, oggi invece annoiata al limite dell’apatia, quindi un succulento boccone per le mire propagandistiche dell’estrema destra. Diciamoci la verità, ai fascisti non importa niente dei senzatetto, italiani o stranieri che siano (infatti gli amici dei loro nonni li bruciavano senza tanti complimenti…). Il loro vero obiettivo a breve termine è ricostruire un consenso acritico intorno a vuote parole d’ordine dal fascino arcano, a ideali che facilmente possono fare presa su menti indebolite dalla paura del futuro e di un presente di crisi del quale non si riescono a capire le dinamiche. Ed ecco che entrano in scena loro, gli spacciatori di colpevoli a buon mercato: la plutocrazia, gli immigrati, gli omosessuali, e chi più ne ha, più confonda. Il fascismo in tutte le sue subdole forme è sempre stato funzionale al capitale, ne ha sempre difeso gli interessi quando questi erano in pericolo, e il capitale ne ha sempre tenuto conto, foraggiandolo e giustificando i suoi crimini come bravate di ragazzini un po’ esuberanti.

Un commento a parte merita l’atteggiamento della stampa scandalistica locale: per esempio, “Il Tirreno”, con una generosità quantomeno sospetta, ha pubblicato la foto dell’audace combriccola sulla prima pagina dell’edizione cittadina e DUE pagine DUE in cronaca, commentando l’accaduto a metà tra l’indignazione retorica e una certa compiacenza sarcastica per la beffa perpetrata nella città “rossa”. Ci rendiamo conto che è stata una manna per le loro tirature in questa immobile estate empolese, ma non possiamo non constatare la distanza di interesse che passa tra una sporadica esibizione fascista e l’azione costante dei movimenti di lotta per la casa, che non raggiungono mai le prime pagine dei giornali, sebbene il loro operato sia più duraturo e incisivo.

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